Quando la ceramica si fa architettura: Vietri tra materia, paesaggio e progetto

 In Design

Vietri sul Mare è uno di quei luoghi in cui la ceramica non si limita a raccontare il territorio, ma contribuisce a costruirne l’immagine. Riveste pavimenti e facciate, entra nelle case, anima gli oggetti d’uso quotidiano e trasforma il colore in un vero elemento del paesaggio.

Qui la lavorazione dell’argilla è un patrimonio vivo, tramandato e continuamente reinterpretato da generazioni di artigiani. Una cultura della materia che ha saputo attraversare i secoli, aprendosi alle contaminazioni artistiche e al dialogo con l’architettura e il design contemporanei.

La Fabbrica Solimene: vocazione internazionale e radici mediterranee

La Fabbrica Solimene: vocazione internazionale e radici mediterranee

Già all’inizio del Novecento, mentre i viaggiatori scoprivano Vietri come porta d’ingresso alla Costiera Amalfitana, artisti e progettisti provenienti da diversi Paesi la sceglievano come luogo di ricerca e ispirazione, attratti dal paesaggio mediterraneo e dalle possibilità espressive dell’argilla locale.

Vietri conquista la ribalta internazionale anche grazie alla straordinaria Fabbrica di Ceramiche Solimene, unica opera realizzata in Italia da Paolo Soleri: un edificio-manifesto innestato nel pendio, riconoscibile per le grandi torri coniche rivestite di mattoni e ceramiche, nel quale struttura, produzione e paesaggio si fondono in uno dei capolavori dell’architettura produttiva del Novecento nel Mezzogiorno.

Il progetto nasce dall’incontro tra un Soleri appena trentatreenne e l’imprenditore Vincenzo Solimene, figura dotata di una visione fuori dal comune. Commissionato nel 1951 e realizzato tra il 1952 e il 1956, l’edificio occupa un lotto estremamente stretto, compreso tra la parete rocciosa e la strada.

La facciata è il suo elemento più iconico. Per ampliare la superficie disponibile, Soleri inclina verso l’esterno grandi tronchi di cono rovesciati e li riveste con oltre 16.000 vasi grezzi nei toni del rosso e del verde acqua. Ne nasce una trama irregolare e policromatica, percepibile anche da lontano, che sembra proseguire la conformazione della scogliera.

Soleri porta così la ceramica dalla dimensione dell’oggetto a quella dell’architettura: i fondi dei vasi, ripetuti come moduli e incorporati nella facciata, diventano materia costruttiva, texture e immagine stessa della fabbrica. Un manufatto quotidiano si trasforma in un segno monumentale capace di raccontare, già dall’esterno, l’identità produttiva di Vietri.

All’interno, lo spazio si articola su quattro livelli sovrapposti, organizzati in funzione del ciclo produttivo. I piani superiori accolgono le lavorazioni, gli imballaggi e gli uffici, mentre il piano terra è destinato alla vendita diretta e allo smistamento. I pilastri in cemento armato, alti sedici metri, si allargano verso l’alto e si biforcano, dando vita a una struttura dinamica che accompagna gli spostamenti e il lavoro degli artigiani.

La Fabbrica Solimene: vocazione internazionale e radici mediterranee

Dalla Costiera a Roma: la ceramica vietrese come materia di progetto

A Vietri la tradizione ceramica non è un repertorio immobile, ma un linguaggio ancora pienamente vitale. Continua a prendere forma nelle botteghe e nei laboratori, dove smalti, pennellature e decori vengono lavorati pezzo per pezzo e dove le variazioni lasciate dal gesto artigianale rendono ogni superficie diversa dalla successiva.

Motivi storici, tecniche antiche e cromie legate al paesaggio mediterraneo vengono tramandati, reinterpretati e messi in relazione con nuovi spazi e nuove sensibilità progettuali.

Per incontrare questa materia, però, non è necessario arrivare fino in Costiera. Nello showroom Lozzi di Roma le collezioni vietresi possono essere osservate da vicino, accostate e toccate con mano: un passaggio essenziale per cogliere la profondità degli smalti, le vibrazioni del colore e quelle leggere irregolarità che nessuna immagine riesce a restituire.

La selezione comprende le proposte di realtà come Ce.Vi. Ceramica Vietrese e Giovanni De Maio, interpreti di un sapere artigianale che continua a evolversi attraverso superfici pensate per entrare nei progetti di oggi.

Da oltre sessant’anni Lozzi porta a Roma materiali che non si esauriscono nella funzione decorativa, ma diventano strumenti con cui costruire atmosfere, dare ritmo agli spazi e stabilire nuove relazioni tra memoria e contemporaneità.

Terre del Sud: il colore come materia

Dal 1962 Ce.Vi. realizza piastrelle decorate a mano libera, affidando ancora a pennelli, spatole e spugne di mare il compito di distribuire il colore sulla superficie. Ogni pezzo conserva così la traccia del gesto che lo ha prodotto: una variazione di tono, una pennellata più evidente, una densità mai perfettamente replicabile.

La collezione Terre del Sud interpreta questa sensibilità attraverso cromie calde e profonde, capaci di richiamare la terracotta, la luce della Costiera e le sfumature della stessa Fabbrica Solimene.

Utilizzate su una parete a tutta altezza, per disegnare una quinta, incorniciare un passaggio o comporre un tappeto ceramico, queste superfici introducono negli interni una presenza vibrante. Il colore non appare semplicemente applicato alla materia, ma sembra emergere da essa, cambiando intensità con la luce e con il punto di osservazione.

È proprio questa imperfezione controllata a renderle particolarmente interessanti per il progetto contemporaneo: ogni composizione conserva un equilibrio irripetibile, capace di rendere riconoscibile anche lo spazio più essenziale.

Fonte dello scatto: Edil Santa Chiara

Giovanni De Maio: l’eredità del mastro ’e creta

Dal 1826 cinque generazioni di maestri ceramisti custodiscono e rinnovano un sapere nato a Ogliara, antico borgo della lavorazione dell’argilla alle pendici del Monte Stella.

Qui operava il mastro ’e creta, figura essenziale delle manifatture ottocentesche. Lavorava all’esterno della fabbrica e aveva il compito di purificare l’argilla bionda, renderne l’impasto omogeneo ed eliminare le bolle d’aria che avrebbero potuto compromettere la smaltatura o provocare crepe durante la cottura.

Era un lavoro paziente e faticoso, fatto di acqua, decantazione e gesti ripetuti. Ogni porzione di argilla veniva raccolta, levigata e lasciata asciugare prima di entrare nel ciclo produttivo.

Oggi Giovanni De Maio affianca a questa sapienza antica tecnologie capaci di rendere la lavorazione più precisa ed efficiente, senza cancellare il carattere originario della materia. Nel Cotto di Ogliara, come nelle collezioni decorate a mano, variazioni cromatiche, pennellate e irregolarità non sono difetti da correggere, ma tracce del processo e dell’unicità di ciascun elemento.

La memoria della manifattura vietrese diventa così una risorsa per l’architettura: non un linguaggio da riprodurre in modo nostalgico, ma una materia da utilizzare, combinare e reinterpretare.

Nello showroom Lozzi di Roma queste collezioni compongono un vero atlante di possibilità: superfici da mettere in relazione con la luce, con le proporzioni degli ambienti e con il carattere complessivo del progetto.

Un’occasione per scoprire come un sapere nato tra le botteghe della Costiera possa continuare a generare spazi nuovi, personali e profondamente contemporanei.

Crediti fotografici: Le immagini delle collezioni “Terre del Sud” e “Cotto di Ogliara” sono di proprietà rispettivamente di ceramicacevi.it e giovannidemaio.com, utilizzate a scopo illustrativo.

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